Break the Bar, rompiamo con la Tradizione e conosciamoci

In News by Paolo VercellisLeave a Comment

-“Zio andiamo al bar?”-
-“Si frate, ma lo sai cosa vuol dire bar? Viene da Bere, Approcciare, Rimorchiare. La tua tipa è d’accordo?”-
fonte: Dialogo tra 2 bevitori di Malibu e Cocacola

Il Bar, o meglio la Bar. I nostri amici del dialogo qui sopra sbagliavano, la parola bar non nasce da un acronimo italiano ma da un’abbreviazione anglosassone: Barrier, la sbarra.
Nelle primissime bettole e osterie del Sud America era infatti una sbarra di legno o metallo a dividere la sala dal banco, sbarra sacra e invalicabile da parte del cliente.
Molte tradizioni dei primi bartender si sono perse nel tempo, la parola Barrier, poi Bar, è rimasta.

Ma pensateci per un secondo, il Bar come oggi lo conosciamo è l’esatto contrario di una sbarra, di una barriera. Cosa sono i cocktail se non una delle più alte commistioni di culture diverse, quasi al livello del cibo, della musica o dell’Arte?
Quando oggi Flavio Angiolillo del Mag propone uno Start with Mezcal in cui compaiono: bourbon nordamericano, scotch delle Islay scozzese, crema di Mezcal messicano e Vermouth italiano, cosa sta facendo se non unire diverse culture e storie centenarie di questi prodotti?
Senza voler essere così fantasiosi, un banalissimo Manhattan che unisce un meravigliosamente ambrato whisky irlandese al rubino di un vermouth italiano, che cos’è se non il miscelarsi di due mondi apparentemente distanti nei luoghi e nel tempo e che invece regalano un sapore unico, presentissimo e rotondo?

Per cui lancio la provocazione: e se bar non fosse la parola giusta? O meglio, se lo fosse ma se dovessimo rompere almeno idealmente quella barra dei Padri Fondatori e unire i mondi al di là e al di qua del bancone?

Ecco, l’esperimento è un po’ questo, il nostro esperimento: cominciare a far parlare bevitori e baristi per andare a scalfire chiacchiera su chiacchiera, cultura su cultura, conoscenza dei prodotti e conoscenza dei procedimenti quella BARriera.
Attenzione, questo non vuol dire togliere la magia del bar e la conoscenza che sta dietro al lavoro dei nostri bartender, ma l’esatto contrario. Significa valorizzarla quella conoscenza, facendola apprezzare maggiormente al cliente in modo che torni a trovarci. Ovviamente questo ragionamento può farlo soltanto chi lavora bene, chi ha interesse a far conoscere gli ottimi prodotti che ha in bottigliera e le innumerevoli combinazioni in cui essi possono essere proposti.

Nello stesso tempo vogliamo far conoscere ai frequentatori alle prime armi e agli abituès dei Bar le migliori bottiglie per saperle riconoscere quando vengono proposte, i migliori locali per bere e chiacchierare un po’ e anche alcune dritte per preparare i cocktail a casa in modo da poterli confrontare con quello che andiamo a bere fuori.

DrinkUrWay spera di aiutare in questo processo che in altri Paesi è già cominciato, sia per dare alla professione del Barman tutto il rispetto e il valore che merita, sia per dare la possibilità a tutti di bere non soltanto responsabilmente ma anche consapevolmente.

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