Marconi 46, Distillerie Poli

In Le Bottiglie by Paolo VercellisLeave a Comment

Niente è complicato, se ci cammini dentro. Il bosco visto dall’alto è una macchia impenetrabile, ma tu puoi conoscerlo albero per albero.” – Stefano Benni

La prima volta che l’ho assaggiato era la sera di Natale, cena con i parenti attorno al tavolo e la passione per il gin nata quell’anno. “Devi assaggiare un gin che però non sa di gin”, questa era stata la presentazione del Marconi46. Invece sa proprio di gin questo buon prodotto della Poli, un gin che bevuto in quel contesto, con la neve fuori e il calore natalizio della casa mi ha subito fatto venire alla mente una parola che non esiste ma che è la più adatta: “Pignoso”e un’altra che esiste ma che diventa un sapore: “Boscoso”.

Poli per chi non lo sapesse è una delle più grandi e celebri distillerie venete, la grappa Poli in Italia è un’istituzione. Consiglio caldamente la visita allo stabilmento di Schiavon, vicino a Bassano del Grappa dove potrete apprezzare appieno tutti i processi di distillazione, un bel numero di assaggi(portatevi un autista!) e l’affascinante storia della famiglia Poli e della stessa distilleria nata nel 1898.

Se andrete a conoscere da vicino la Poli fate attenzione allo sguardo della vostra guida, che sia un membro della famiglia o che sia un dipendente hanno l’orgoglio negli occhi, l’orgoglio di chi vede il proprio duro lavoro apprezzato.

Nel 2008 Jacopo Poli, distillatore ma soprattutto innovatore installa Crysopea, alambicco a bagnomaria sotto vuoto. Dall’alambicco nasce nel 2015 il Marconi46 che già nel nome è tutto un programma: Guglielmo Marconi è stato uno dei più grandi innovatori italiani, la distilleria Poli si trova in via Marconi 46 a Schiavon e il gin ha gradazione alcolica 46%.

Gin morbido ma di carattere, profumato, quasi balsamico, richiama in un solo sorso la complessità dei terreni da cui nasce. Terre fredde e quindi legno, resina, muschio e terre che nella bella stagione si aprono, ecco quindi uva, menta, fino ad arrivare alla freschezza del coriandolo.

Le botaniche

Immaginatevi ed immaginiamoci con gli scarponcini da montagna e lo zaino in spalla, magari con dentro un panino al formaggio locale ed esploriamo il territorio dell’altopiano di Asiago, sicuramente non tutto viene da lì ma le botaniche combinate ci danno un bel sorso di bosco:

Uva moscato: non poteva che cominciare dall’uva l’elenco di un prodotto fatto da una delle più grandi realtà produttive di grappa italiane. Un moscato che conferisce un bel finale profumato e dolce (senza esagerare) al gin
Pino Mugo: le gemme e i germogli di questa tipologia di pino contengono degli oli essenziali utilizzati fin dall’antichità come balsamici, hanno proprietà espettoranti e decontratturanti oltre ad essere molto profumati con l’aroma che definiremmo “di bosco”
Pino Cembro: le pigne, di difficilissima raccolta, contengono oli essenziali profumatissimi ed utili per il rilassamento del corpo
Menta
Coriandolo
Cardamomo
Le botaniche vengono poste in infusione, segue distillazione con alambicco a bagnomaria sottovuoto.

La Degustazione:

Procediamo con la degustazione liscia. Al naso è immediato il ginepro, normalmente lo sentiamo secco, qui è accompagnato quasi subito da sentori di bosco che ci fanno immaginare di trovarci tra cespugli di ginepro posti sotto alti abeti di montagna. Profumo balsamico già da quando esce dalla bottiglia, sentiamo nell’ordine ginepro, pino o resina, quindi quasi muschio bagnato che resta però gradevole e non sporca il profumo perché viene accompagnato da menta. L’impatto in bocca e sul palato è balsamico, fresco senza mai diventare freddo, l’alcol e l’uva moscato riportano calore completando il giro. Come nota finale amaro e retrogusto di fondo bosco o muschio, accennato ma si fa sentire, poi ripulito da una nota fruttata/citrica, che sia il coriandolo?

Il gin degustato a nostro avviso è adatto alla degustazione straight, con o senza ghiaccio.

Le idee:

Complessa la miscelazione dato il carattere molto caratteristico del gin, proviamo:
Nel Tonic con tonica neutra o al limite erbacea, consiglio una Indian Tonic, una JGasco light per restare su un prodotto italiano o per andare sull’erbacea la 1905 di Fentimans. Sul garnish si può osare, sconsiglierei gli agrumi, dalla classicissima bacca di ginepro fino alla piccola pigna e per chi vuole esagerare delle gemme di pino o degli aghi di pino leggermente affumicati da servire di fianco al bicchiere.
Nel Negroni* trovo opinioni discordanti, appartengo al partito di chi ha trovato il Marconi geniale in questo tipo di preparazione. Sconsigliato il garnish con agrume, vade retro limone, ci si può sbizzarrire su vermouth e bitter magari scegliendo un bel prodotto dolce e aromatico come il Cocchi e accompagnandolo al Carpano per un cocktail tutto italiano.
*siccome su questo blog non siamo assolutisti né puristi consigliamo 1/3 Marconi, 1/3 Vermouth e 1/3 Aperol per una variante più dolce ma molto aromatica grazie al gin che delizierà anche chi non ama il Negroni.
Nel Martini difficile non rovinare questo bel gin, consiglierei un extra extra extra dry con due gocce di vermouth, no oliva e no limone.

Le considerazioni finali:
Ottimo gin italiano, percorso sul territorio delle origini, una cura e una precisione sia nella scelta delle botaniche sia nel controllo quasi maniacale di tutti i prodotti Poli. Notevole il marketing rinnovato negli ultimi anni, dalle visite in distilleria adatte a tutti al racconto del prodotto. Così ci piacciono i prodotti italiani, raccontati ma sempre genuini.
Bella la bottiglia con scritte in rilievo su vetro trasparente, comoda da maneggiare e conclusa da un collo stretto con tappo a chiusura ermetica che ci ricorda la grappa, il prodotto di casa.

Il giudizio complessivo, forse di parte come su tutti i gin di casa, è molto positivo. Tuttavia bisogna ricordare che non è un gin adatto a tutte le preparazioni(e poco male aggiungerei!).

Il voto finale:
8,5 su 10

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