Il Moscow Mule: storia di tre grandi fallimenti e di un enorme successo

In I Cocktail by Paolo VercellisLeave a Comment

Avrò fatto undici canestri vincenti sul filo della sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo… e io l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.
-Michael Jordan –

Ci troviamo sulla Sunset Boulevard a Los Angeles. Poco sopra di noi la scritta HOLLYWOODLAND, ancora presente per esteso, domina la città dalla collina. Siamo nel 1941 e Jack Morgan, bartender e proprietario del Cock’n bull Tavern, ha un grosso problema. Ha una gingerbeer fatta in casa, uno di quei prodotti che oggi verrebbero venduti a fiumi, ma lui in quegli anni, pur certo della bontà di ciò che ha realizzato, non riesce a far fuori tutte le bottigliette che ha in magazzino.

O forse ci troviamo alla Moscow Copper Co. in una gelida Russia invernale, sempre nel 1941, una fabbrica di oggetti di rame appartenente alla famiglia Berezinski. In questo caso è Sophie, la figlia del proprietario, ad avere un grosso problema. Innovativa designer dell’epoca Sophie ha pensato a una tazza di rame con un particolare manico e soprattutto con un piccolo asinello stampato. La tazza però non si riesce a vendere, il padre spedisce Sophie negli Stati Uniti a cercare fortuna con un ultimatum: “Se fallisci butterò via il tuo progetto e le tue mugs”

Però potremmo anche trovarci negli uffici della Hueblein Inc. a New York. Il Ceo John Martin ha comprato due anni prima, nel ’39, i diritti di distribuzione di una stranissima vodka russa dall’etichetta rossa, si chiama Smirnoff. Tenete presente che fino agli anni della Seconda Guerra Mondiale la vodka in America non la conosce nessuno. John Martin che distribuisce già prodotti alcolici e non ha fatto un investimento: il grano e l’orzo da cui deriva il whisky si trovano sempre meno abbondanti a causa della guerra, meglio puntare su un prodotto estero neutro, chissà mai che si riesca a inventare qualcosa. Ma le cose non vanno.

Ovunque noi fossimo finora, spostiamoci nella New York del 1941, per l’esattezza al Chatham dove troviamo Jack Morgan che beve il quarto bourbon della serata al banco e ha in tasca una delle sue bottigliette di gingerbeer. Ha lasciato Los Angeles per qualche giorno ed è alla ricerca disperata di idee e fortuna.
Aspettate, la porta del bar si apre, entra qualcuno. Esatto, è proprio John Martin, della Hueblein ed è entrato in quel bar pensando che berrà l’ennesimo bourbon che questi maledetti americani continuano a chiedere al posto della sua vodka Smirnoff.

Non possiamo sapere come sia andata, non possiamo conocere il dialogo tra due falliti che danno vita a un mito. Ma conosciamo la Leggenda: ½ lime, un’oncia e mezza di Vodka Smirnoff, 1 bottiglietta di ginger beer. Nasce il Moscow Mule.

Per darvi un’idea la vodka da prodotto sconosciuto che era nel ’41 arriva nel ’75 a superare le vendite della bevanda nazionale: il bourbon, attestandosi oggi tra gli spirits più consumati negli USA.
Che cosa c’entrava Sophie Berezinski con la nostra storia? Molto semplice. Sophie con in testa l’idea che una donna, per quanto giovane, debba farsi valere quanto un padre sta girando per New York cercando acquirenti tra i bar per le sue tazze di bronzo. Entra al Chatham e trova due signori che stanno parlando animatamente al bancone, sorridono con gli occhi illuminati.

Il Moscow Mule guadagnerà da lì a poco il suo contenitore perfetto per mantenere il freddo: la tazza di bronzo, la Copper Mug con il suo asinello stampato sopra.

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