Camparino in Galleria

In I Bar by Paolo VercellisLeave a Comment

L’alternativo beve vino vicino agli yuppie in Brera, sera a tema tropicolatino: tutti in Fiera, tra chi rapina per la cocaina, sento un vecchietto che canta in dialetto alla sua Madonnina. E quando la nebbia scompare in lui mi riconosco, come una goccia nel mare io mi ritrovo al mio posto. E devo a te quello che sono e alle luci di un tramonto sopra Piazza del Duomo – Milano Milano, Articolo31

In una strana domenica di luglio, nuvolosa e quasi piovosa ma caldissima decido di scrivere la prima recensione di un locale su DrinkUrWay. E visto che nei primi tempi il nostro sito si focalizzerà soprattutto sui bar di Milano ho deciso di partire con il botto: Camparino di Piazza Duomo, più che un bar un’istituzione.

Preparo il rito camminando da Lambrate fino a Piazza Duomo (scelta che al ritorno si rivelerà suicida e vedrete perchè) seguendo il vecchio percorso del tram 23 per una vera giornata milanese. La temperatura esterna è di circa 64 gradi, in compenso l’umidità è del 98%. Sono completamente fradicio all’altezza di Piazza Leonardo, ma ormai ci sono dentro e decido di andare fino in fondo e in breve tempo arrivo in Duomo

Dicevamo del Camparino, dunque. 1867, MILLEOTTOCENTOSESSANTASETTE signori, Gaspare Campari acquista una casa e bottiglieria nella neonata Galleria del Duomo. Gaspare studia botanica, fabbrica diversi spirits e affina le ricette visto che ha avuto importanti contatti con Torino e il mondo del vermouth. Nel 1915 apre il vero e proprio Camparino ad opera di Davide Campari, figlio di Gaspare. E’ il primo bar della storia ad avere un sistema di tubature sotterraneo che garantisca un afflusso continuo di seltz ghiacciato. Negli anni Zucca e Campari si alternano nella gestione, fino al 2012, anno in cui il cafè Miani, ormai si chiama così, recupera anche l’antica definizione di “Camparino“.

Oggi il bar ci accoglie con il classico bancone da American Bar suddiviso tra caffè e parte di miscelazione, una cassa all’ingresso e soprattutto le decorazioni liberty degli anni ’20 che valgono da sole una visita. Numerosissimi da qualche anno i tavolini esterni, non fate un errore da principianti sedendovi fuori, anche perchè un prezzo onestissimo al banco (5/7 euro) può lievitare facilmente se ci si siede e in ogni caso vi perdete lo spettacolo.

Arrivo quindi nella saletta dedicata alla miscelazione in condizioni francamente non presentabili ma vengo comunque accolto dai sorrisi e dalla cortesia che ci si attendono in un grandissimo bar, il personale è formale ma anche molto aperto alla chiacchiera e alla battuta, cosa che apprezzo sempre.

Il Camparino è l’aperitivo a Milano, quindi non si chiedono cocktail caraibici o strane preparazioni ma si beve fondamentalmente Campari (shakerato o con ghiaccio), Negroni, Americani e una preparazione che fanno solo qui: il Lavorato Secco.
E’ uno di quei posti in cui vi consiglio di non scegliere da una lista ma di utilizzare il bartender per essere guidati nella scelta anche perchè le combinazioni da aperitivo sono parecchie. E’ anche uno di quei posti rimasti al bar classico, quindi non attendetevi varietà nei bicchieri o garnish meravigliosi, berrete in un bicchierino senza infamia e senza lode.

Opto per il Lavorato secco: una parte di liquore cent’erbe Zucca a ricetta segreta, una parte di Campari e una parte di Rabarbaro Zucca, soda, ghiaccio tritato e zest di arancia. Il cocktail è la summa delle esperienze di Zucca e Campari, è ovviamente molto amaro ma ha una freschezza piacevolissima. Mi mette una fame terribile che risolvo con patatine, olive, cetriolini e cipolline posti sul bancone a disposizione mia, di un olandese con famiglia palesemente in difficoltà e due sciure milanesi che si lamentano del caldo sbevazzando il quarto Lavorato.

La temperatura priva di senso unita al fatto di dover tornare a piedi mi hanno impedito una degustazione più ampia, ma il Camparino è uno di quei locali in cui si torna, sempre. Piacevolissima scoperta anche il prezzo che francamente pensavo più alto.

Insomma se siete a Milano e state visitando il centro, una visita a qualsiasi ora va fatta, per la Storia (ci venivano a bere Marinetti, Toscanini e Verdi) ma anche e soprattutto per la qualità delle miscelazioni e la cortesia quasi innata del personale. Che poi uno quando esce si chiede: ma ci vuole tanto ad esser bravi e scambiare anche due parole? No perchè in altri bar milanesi ultimamente sembra quasi uno sforzo

Città: Milano, in piazza Duomo sulla sinistra della Galleria
Categoria: Must, bar storici
Giudizio finale: 9/10

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