Iter, from Italy to the World

In I Bar by Paolo VercellisLeave a Comment

Le radici sono importanti, nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove. – Pino Cacucci

Il weekend sui Navigli si arricchisce di un altro bar da cui passare, Flavio Angiolillo ha fatto cinque. E che cinque. Il 13 settembre ha aperto il quinto locale della squadra di Flavio, si aggiunge così l’Iter al fab four composto da Mag Cafè, Backdoor, Barba e 1930.
E l’Iter arriva sulla piazza milanese con un concept che è allo stesso tempo estremamente innovativo ma che trasmette soprattutto tranquillità. Io ci sono stato di sabato, tardo pomeriggio, banconi spaziosissimi (perchè, cito, al Mag il bancone era così piccolo lato cliente che qui l’hanno fatto bello grande) e un bel po’ di racconti da parte di Nico Scarnera. A lui è affidato il banco ma soprattutto l’accoglienza dei clienti dell’Iter. E ci sa fare Nico, ci sa fare un bel po’.
E’ partito dalla sua Puglia lavorando nelle caffetterie, è arrivato come molti a Londra, ha lavorato allo Sketch ed è tornato qui per la sfida Mag. Per chi lavora bene e con passione le porte si aprono a Milano nel mondo del bartending e così oggi Nico inizia questa avventura.

Nico al suo bancone

Il locale come dicevo è accogliente, intimo ma anche molto informale a partire dalla scelta della musica, dall’arredamento e da come Nico e il team ti fanno sentire a casa

Ma soprattutto l’Iter è un bar che come recita il suo nome sarà un percorso, un viaggio. Iter ci conduce all’esplorazione: partiamo dall’Italia e per sei mesi la scopriamo in lungo e in largo con una drinklist dedicata alle nostre regioni, quindi gli esploratori si sposteranno, Nico e il suo team visiteranno un Paese del mondo con un fotografo al seguito e Iter diventerà un locale italo…giapponese? argentino? messicano? Non lo so ma l’idea mi piace un sacco. 

L’attuale drinklist ci porta in giro per la penisola!

Anche perchè non cambierà soltanto la drinklist ma cambieranno arredamento, musica, ingredienti: ogni cosa sarà a tema. Il giro del Mondo? In nove anni, perchè si deve guardare molto in là.

Ora detto così può sembrare un carrozzone o un parco divertimenti e invece tutto è fatto con classe ed eleganza e fa impressione vedere quanto tutto sia pensato. Il cliente, esattamente come al Mag, percepisce poco ma dietro c’è un lavoro incredibile e, come ci hanno spiegato, è un lavoro di squadra fatto di brainstorming e ottime idee scartate e riprese.

Ci sediamo su una comodissima poltrona allo spazioso bancone di legno e come start ci portano un thè con vermouth. All’Iter si è scelto di non utilizzare il ghiaccio all’interno dei bicchieri per cui davanti al cliente ci sono delle vasche di ghiaccio tritato in cui poggiare il drink e tenerlo al fresco.

La vasca del Ghiaccio, anche se ci distraiamo il drink resta fresco!

Mentre ci accingiamo a degustare i canonici due drink di DrinkUrWay, Nico ci racconta le scelte fatte su bottigliera e locale. Dire “partiamo dall’Italia” non è stato un semplice “faccio il Negroni” o “servo gli amari” come avrebbero fatto altri. La scelta è stata radicale già sulla bottigliera: entrano solo prodotti italiani o prodotti ideati o realizzati da italiani all’estero. Ecco quindi uscire quasi tutti i whisky, sul gin va un po’ meglio data l’enorme produzione italiana degli ultimi due anni, poche le vodke, pochissimi rhum, vasta la scelta di liquoristica e vermouth, naturalmente.

Una parte della bottigliera, si notano diversi gin italiani

Io parto con il drink scelto per me da Nico: La Puglia, il motivo è abbastanza ovvio essendo lui originario di Corato, vicino a Bari. Ha creato questo drink pensando alla spiaggia di Salsello, vicino a Bisceglie, dove i nonni lo portavano al mare.
In questo Puglia troviamo la struttura di un Daiquiri, tra i cocktail preferiti di Nico, ma gli ingredienti sono pugliesi. Bitter Violento che viene fatto proprio a Bisceglie, il Farmily 2016 a richiamare la macchia mediterranea, rhum Clairin Casimiro (proviene da Haiti ma è selezionato da un italiano), tintura di sale e pepe e una crusta attorno al bicchiere fatta con pomodori essiccati, sale e pepe.

La Puglia in tutta la sua bellezza

Il drink è buonissimo, profumato, ricorda il daiquiri ma lo amplifica con le note mediterranee del Farmily, le note erbacee del buonissimo rhum haitiano e i profumi del bitter, del pepe e del pomodoro. Viene servito come gli altri drink dell’Iter senza ghiaccio e infatti lo sorseggio appoggiandolo nella vaschetta del ghiaccio di fronte a me.

Nico ci racconta che nel Sud Italia è definitivamente arrivata la cultura del drink e anche dei prodotti homemade come questo ottimo bitter fatto a Bisceglie. Una volta i giovani uscivano per andare a ballare e il cocktail era solo un elemento preserata. Oggi le persone escono per andare a bere e si aspettano qualità. Nello stesso tempo molti bartender sono tornati a sud dopo esperienze all’estero e la cultura del bere bene si diffonde sempre più.

Il secondo drink che assaggio è la Lombardia. Caratteristica della mia regione è, naturalmente, il principe dei bitter: il Campari. Seguono Major gin dal lago Maggiore, marmellata di arance rigorosamente homemade e camomilla.

Nico versa la Lombardia nel bicchiere, guardate che bel colore che dà il Campari

Mi ricorda un Negroni ma è più “pulito” e fresco, meno aggressivo ma mantiene comunque una buona forza alcolica. Nonostante Campari e marmellata di arance l’amaro non domina ma anzi è piacevole.

Come vedete tutti i drink contengono pochi ingredienti, ben selezionati ma soprattutto ingredienti che prevedono delle preparazioni molto complesse. Si preferisce lavorare tra banco e cucina prima del servizio e le preparazioni homemade sono affidate a Nicolò Cavaliere che mi racconta che spesso litiga con i cuochi perchè gli ruba gli ingredienti!
Mi fa assaggiare il succo di pomodoro che viene utilizzato e già da questo si può capire l’attenzione agli ingredienti: miscela di cuore di bue, datterino e ciliegino, spezie italiane e una cremosità deliziosa. Insomma se ordinate un bloodymary non vedrete aprire un succo di pomodoro ripescato in fondo al frigo.

Il succo preparato da Nicolò, questo bevetevelo così, senza alcol

E parliamo proprio della cucina dell’Iter: anche qui troviamo piatti basati sulla provenienza italiana di ricette e ingredienti, anche qui lavoro di ricerca continuo ma restando sempre sulla semplicità di gusti e presentazioni. Ogni giorno si può mangiare all’Iter dalla mattina all’una di notte (i costi sono ragionevoli, ho visto piatti intorno ai 6/8 euro) e il menu cambia ogni due giorni, all’aperitivo all’interno del costo del drink (media di 10 euro) vengono serviti assaggi regionali e soprattutto la domenica c’è la Domenica della Nonna! Che cos’è? La domenica andate all’Iter, il tema è una nonna regionale che cambia sempre e che “prepara” sei ricette che si possono scegliere e comporre nel proprio piatto. 

Nico mi illustra il menu e a me viene famissima

Altri eventi in programma? Gli Educational: incontri sul mondo del bere e in particolare su bottiglie italiane di piccoli produttori locali. Saranno eventi aperti a tutti, sempre nella chiave di lettura del locale tra esplorazione e accoglienza del cliente come se fosse a casa.

Gli interni del locale sono eleganti e fanno sentire a casa

Insomma l’Iter mi piace e le premesse perchè diventi uno dei locali di riferimento sui Navigli nonostante la recentissima apertura ci sono tutte. Ci si può andare a fare colazione, a mangiare, una cena carina e intima a un prezzo sensato e soprattutto a bere, i cocktail sono pazzeschi e Nico è un racconta storie e prodotti eccezionale.

Andateci e quando uscite chiedete il bigliettino da visita, avrete una piccola sorpresa!

Iter
via Mario Fusetti 1 (Navigli), Milano
aperto dalle 8.00 alle 2.00, tutti i giorni, cucina dalle 10.00 all’1.00

Leave a Reply