Proibizionismo: come gli Speakeasy batterono una legge ingiusta

In News by Paolo VercellisLeave a Comment

Prendiamola alla lontana, un dato: nel 1830 un americano medio consumava 1,7 bottiglie di distillato alla settimana. Bene ma non benissimo considerando che l’alcol dell’epoca veniva prodotto spesso in modo casalingo. In campagna si poteva distillare qualunque cosa: frutta, come avevano insegnato i migranti tedeschi, ginepro dai maestri olandesi, canna da zucchero lavorata sotto forma di melassa. E quell’alcol dati i metodi di produzione non doveva fare proprio benissimo alla salute. Alla fine del 1800 (in piena epoca Saloon per intenderci) l’alcol in alcune zone degli Stati Uniti era così tanto da essere diventato una moneta di scambio per beni di prima necessità. Alcuni politici avevano iniziato ad offrire alcol in cambio di voti. Insomma come avrete capito le premesse per far dire a qualcuno “Ehi, basta bere!” c’erano tutte.

Un Saloon, evidente dalle facce che dovessero bere benissimo!

In effetti così fu: nel 1825 fu fondata la American Temperance Society. Formata in prevalenza da donne, che all’epoca erano considerate “prostitute” quando bevevano, ebbe grande successo e aprì numerose sedi. 

Dopo una decina d’anni è Dry Crusade, la crociata degli Asciutti. E contro chi si battevano questi Asciutti? Bè naturalmente contro i bagnati, gli intrisi d’alcol. I Wet. Fortunatissimi i Dry perchè nel pieno della loro campagna arrivò un evento abbastanza inaspettato e drammatico: la Prima Guerra Mondiale. Le distillerie dovevano produrre unicamente alcol industriale utile agli armamenti e per un po’ il fenomeno dell’alcolismo fu limitato.

I fortunati tornati dalla Guerra dovevano avere una gran sete ma trovarono sulla loro strada la “Lega Anti-Saloon“. Si arriva così al ’19. Il Proibizionismo viene votato e nel ’20 ogni Stato è tenuto a cominciare, in maniera indipendente ma vincolante. Il cosiddetto “Volstead Act” vieta produzione, importazione, trasporto e baratto dell’alcol. Praticamente una mannaia. Cosa succede? Un casino

Gli Usa diventano “Asciutti”, disastro e abominio

I primi a non sapere bene che fare sono i preti: viene emesso un decreto ad hoc che liberalizza il vino per la messa. Intanto a Chicago il Capo della Polizia dichiara che il 60% dei suoi uomini sono impegnati contro il contrabbando alcolico e così in numerosissime città degli Stati Uniti. Da subito la Legge viene violata in maniera massiva e anche abbastanza esplicita. Per dirne una il Presidente degli Stati Uniti Harding si porta le bottiglie alla Casa Bianca e costruisce un bar.

Ma soprattutto nascono (chiaramente è una stima) tra i 50.000 e i 100.000 “speakeasy“. Che cos’erano? Bar in cui si poteva bere fondamentalmente. Bar segreti e nascosti, in cui si doveva parlare piano, speak easy appunto. Ma non soltanto: gli speakeasy erano posti misteriosi che attiravano per la prima volta contemporaneamente uomini bianchi, neri, donne a passare qualche ora divertendosi sorseggiando qualche drink di alcol probabilmente bruttissimo, ma quello c’era.
E’ all’interno degli speakeasy che si registra la primissima forma di emancipazione femminile, molte saranno anche le barlady, e una vaga forma di accettazione delle “minoranze” afroamericane. Gli speakeasy vengono anche chiamati Blind Pig o Blind Tiger: con la scusa di un animale cieco e quindi “strano” da vedere, il pubblico paga un biglietto nel cui prezzo è compreso un drink!

Se la godevano sti americani, lassà sta

Naturalmente anche gli speakeasy non sono tutti rose e fiori: intanto diventano un business incredibile per le mafie americane. Il caso più famoso di Boss legato agli speakeasy è quello di Alphonse Capone, detto Al, che all’epoca guadagnava poco meno di 100 milioni di dollari/anno.
Altro fenomeno abbastanza grave era che l’alcol era rimasto fondamentalmente quello prodotto dai contadini che frequentavano i Saloon. Anzi, forse peggio: era prodotto al chiaro di luna, di nascosto, il cosiddetto “Moonshine“: spesso gin infuso con tecniche improvvisate a freddo o whisky che oggi ci scioglierebbe stomaco e fegato in due sorsi. Si arrivò a sciogliere gelatine da campeggio o altre simpatiche amenità tossiche come la trementina per “rinforzare” prodotti deboli. Bere alcol del genere provocava, quando andava molto bene, la cecità. Altrimenti la morte

Questo non fermava i bevitori di tutt’America al punto che alcune, a mio avviso geniali, congregazioni religiose iniziarono a rifornire d’alcol i fedeli pur di vederli riempire le loro Chiese. Non era di questo avviso il Ku Klux Klan che, non contento di tutte le numerosissime schifezze che già compiva, si battè a favore del Proibizionismo nel Sud.

I ricchi bevitori si potevano permettere i rifornimenti d’alcol ai Caraibi: si scendeva nella colonia britannica, si comprava molto rhum e si beveva lì o si tornava cercando di non farsi beccare. Questo fenomeno fu importantissimo perchè nacque da lì la cultura Tiki: quella dei cocktail a base rhum, frutta e spezie, ma questa è un’altra storia.

Bill McCoy, uno dei “rhum runner”, andava in nave nei Caraibi e tornava col rhum

Winston Churchill, grandissimo bevitore di gin, dall’Inghilterra volle appoggiarla piano: “Il Proibizionismo è un affronto all’intera Storia dell’Umanità“. Qualche anno dopo lo avrebbe detto di Hitler, per dire.

Nel 1930 il Governo degli Stati Uniti iniziò a capire che forse forse il Proibizionismo non era così conveniente visto che i reati legati alla Legge erano aumentati di otto volte rispetto alla messa in vigore, tribunali intasati, pubblici ministeri esausti che non perseguivano più nessuno, poliziotti che si schieravano contro una Legge fondamentalmente ingiusta. Sempre nel ’30 un contrabbandiere, George Cassiday racconta su un giornale come rifornisce illegalmente di alcol l’80% dei membri del Congresso. E’ la fine del proibizionismo.

Hai capito i Senatori? Votavano Proibizionismo e tazzavano Bourbon!

Nel ’33 Roosevelt firmerà l’abrogazione della Legge pronunciando la famosa frase “penso sia il momento per una birra“. E non riesco a immaginare cosa sarà successo là fuori. O forse sì: questo.

Non credo che la signora a sinistra fosse fan del proibizionismo

Quindi furono 14 anni del tutto negativi? No, tutt’altro. Il Jazz suonato negli speakeasy aveva avvicinato bianchi e neri, le donne avevano ottenuto di non essere chiamate “prostitute” solo per un drink bevuto al bancone e i ruggenti anni ’20 avevano permesso loro di essere un pochino più libere. Almeno in quei posti magici: gli speakeasy.

Sapete che potete trovare qualche speakeasy fornitissimo e bellissimo anche oggi, anche in Italia? Leggete i nostri prossimi articoli per scoprire dove!

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