Imparare bevendo? Al Dive di Monza arriva il corso sul whisky

In News by Paolo VercellisLeave a Comment

La chiamano moda, dicono che passerà, parlano di “momento”. Ma il Bere Bene è arrivato finalmente nel nostro Paese e dopo qualche anno di assestamento si diffonde sul territorio in modo sempre più capillare. E’ una novità? Forse no se si calcola che l’Italia ha sempre avuto una grande Storia di prodotti da bancone e la cultura del bar è sempre stata molto apprezzata.

Eppure qualcosa è cambiato: di fronte a una crescita culturale sul Bere Bene esponenziale avvenuta a fine anni ’90 e poi nei primi 2000 principalmente a Londra, quindi a Berlino e Parigi, il nostro paese era rimasto indietro. Mentre nelle altre città citate si miscelava sempre più elaborato con grande selezione sui distillati, da noi la cultura dominante dell’aperitivo non permetteva il “salto” che porta dallo spritz o mojito fino a bere drink più articolati o assaggiare distillati straight e apprezzarli.

Oggi, pur nella consapevolezza che resta ancora moltissimo da fare, possiamo dire che la cultura del buon bere e del drink sia arrivata anche qui, almeno dal lato del bancone popolato dai bartender. Si cerca di farla arrivare anche dall’altra parte: il compito è affidato agli operatori, a chi scrive sulle righe di questo e altri blog, agli addetti del settore che affollano i sempre più numerosi eventi sugli spirits. E poi alle associazioni e club che muovono questo fantastico mondo. Uno di questi è WhiskyClub Italia, club nato da un’idea di Claudio Riva che oltre ad essere un grande appassionato e degustatore è anche divulgatore della cultura del whisky nelle sue mille sfaccettature.
Un club che oggi dalle recensioni di bottiglie sul sito è arrivato ad organizzare degustazioni in varie città italiane e organizzare viaggi alla scoperta delle distillerie nel mondo. Un club che ha la caratteristica di includere e non escludere e che mira a “riempire di whisky i bicchieri degli appassionati”, ma anche di chi si affaccia per la prima volta al mondo whisky.

E’ successo esattamente questo il 5 febbraio, a Monza, nella splendida cornice offerta dal Dive Cocktail House. Ottimo il format e l’idea di fornire in singola soluzione un dram, la medesima bottiglia in miscelazione e un bicchiere d’acqua. In questo modo si riesce a degustare pienamente il prodotto straight, degustarlo all’interno di un drink per apprezzarne sentori tirati fuori dalla dolcezza e quindi sciacquare il palato e ricominciare.

In particolare abbiamo potuto apprezzare tre diverse tipologie di accostamenti. In degustazione tre drink classici con i loro rispettivi dram: un Manhattan preparato con rye whisky Sonoma County, un Old Fashioned con scotch cask strenght Glenfarclas 105 e infine un ottimo Rob Roy con scotch Port Charlotte Heavily Peated.

I 3 drink preparati, da sinistra il Manhattan, il Rob Roy e l’Old Fashioned

Tutti i drink sono stati preparati dal team del Dive: in particolare abbiamo bevuto con Alessandro Pontiggia a fare gli onori di casa e Geanfranco Chavez al banco. Interessante la preparazione preliminare dei drink: conservati in freezer hanno acquistato una densità che lasciava una sensazione vellutata in bocca veramente eccellente.
L’accompagnamento è stato un ottimo tagliere di formaggi, perfetto l’abbinamento con il whisky.

Non ci buttiamo su descrizioni troppo tecniche, vi basti sapere che i tre prodotti sono eccellenti: il rye viene dalla California, vicino al lago di Sonoma che fornisce l’acqua per produrlo. E’ un whisky ambrato, al naso molto erbaceo ma anche ricco di frutta e spezie. E’ dolce anche se non eccessivamente, anche al palato sentiamo frutta e spezie. Nel Manhattan lavora benissimo.

Il Glenfarclas 105 ci ha emozionati: scotch delle Highland viene maturato in botti che in precedenza contenevano sherry. Il legno è immediatamente percepibile sia al naso che al palato, note di frutti rossi e vaniglia completano il quadro. E’ uno scotch “gentile“, l’affumicato è attenuato dalla complessità di tutti gli altri frutti e delle spezie. Non riesco a descrivere come viene fuori sull’Old Fashioned senza farmi venire sete: la combinazione col dolce e con l’aromaticità dell’Angostura è incredibile.

La degustazione del Glenfarclas nell’Old Fashioned, buonissimo

Concludiamo l’esperienza degustando il Port Charlotte all’interno del Rob Roy. Come suggerisce la sua etichetta si tratta di un “heavily peated”, altamente torbato. E’ un classico single malt delle Islay, torbato e salmastro eppure il suo color oro, il suo palato dolce con sentori di agrumi lo rendono davvero particolare. Nel Rob Roy lavora bene, forse tra i tre drink è quello che ci ha colpito meno ma per semplici questioni di gusti personali.

La degustazione di Port Charlotte con il Rob Roy

Organizzare una degustazione di questo tipo è complicato, farlo con prodotti del genere che per la loro particolarità e anche per i loro prezzi sono di assoluta qualità è quasi impossibile e invece i 60 fortunati che hanno popolato il Dive in un freddo lunedì sera monzese hanno potuto degustare queste meraviglie.

Mentre assaggiavamo è stato presentato il Corso di primo livello di degustazione Whisky che si terrà proprio al Dive dal 12 marzo: tre lunedì sera per affacciarsi al mondo del whisky con spiegazioni, assaggi e analisi delle aree di produzione. 

Ci auguriamo che possano esserci sempre più iniziative di questo tipo anche riguardanti altri spirits. Serate simili offrono infatti agli appassionati la possibilità di assaggiare prodotti che non conoscono e goderli anche in miscelazione, ma nello stesso tempo riescono ad avvicinare i neofiti al mondo degli spirits e del bere bene di qualità.

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