Jameson Village Milano, la festa del whiskey che mi ha fatto sognare l’Irlanda

In News by Paolo VercellisLeave a Comment

Al Jameson Village ci hanno spiegato che San Patrizio, Santo mai canonizzato dalla Chiesa Cattolica, portò in Irlanda la distillazione ben prima che fosse conosciuta in Europa grazie ai viaggi che fece in Terra Santa. Lì gli arabi gli avevano donato un alambicco e le tecniche per distillare.

Il Saint Patrick’s Day è sempre un’occasione speciale per me, almeno da quando è sbarcato in Italia. Il caso vuole che cada nel giorno dopo il mio compleanno e da quando passione e lavoro si sono incrociati sul mondo beverage capite bene che è diventato complicato gestire entrambe le ricorrenze. 

A volte la si svanga rapidamente con un “vabbè, facciamo la festa di compleanno irlandese”, altre volte si inizia a ragionare dopo un comodo risveglio alle 17 del 17 dicendo “bè che si fa per San Patrizio?”. Quest’anno tutto è andato un po’ diversamente perchè mi hanno invitato al Jameson Village dopo che l’anno scorso i sopravvissuti alla mia festa di compleanno avevano fatto 150.000 ore di coda per entrare.

L’invito è arrivato nel modo migliore in cui poteva arrivare, un bel pacchettino di compleanno da Pernod Ricard Italia con un bellissimo astuccio Jameson con la nuova bottiglia disegnata da Claudine O’Sullivan che si è ispirata a due valori fondanti della distilleria irlandese: Coraggio e Amicizia.

Quanto è bella?

Insomma con un invito del genere bisognava presenziare per forza e così ho fatto. Mi sono diretto verso lo Scalo Farini con un tempo meteorologico tra “Fantozzi” e “brughiera irlandese a novembre”, a Milano piove da circa 60 giorni di fila. Nonostante questo al mio arrivo la coda supera abbondamente via Valtellina perdendosi dietro l’angolo, ringrazio Dei celtici e meraviglioso ufficio stampa di Pernod per avermi dotato di pass.

Dopo i controlli di rito si entra nella vera e propria festa, 15.000 persone raggruppate a Milano per ascoltare musica dal vivo, vivere per una sera un villaggio irlandese, mangiare ottimo street food e bere, esclusivamente, whiskey. Capite bene, date le premesse, quanto sia stata una serata geniale.

All’ingresso immancabile “il galeone“, giostra che che oscilla portando gli sventurati dalla posizione seduta fino a quella verticale. Urla scomposte tra spavento e gioia e soprattutto speranza tra quelli che si trovano sotto che quelli che si trovano sopra non abbiano già abbondato nella loro dose di Jameson

Il Galeone ti accoglie all’ingresso ma le urla le senti già da fuori

All’interno del Jameson Village ho trovato di tutto: amici, gente capitata lì per caso, birrai di birrifici milanesi sperduti fuori dal loro contesto, molti blogger e soprattutto un mare di gente festosa e festante anche perchè sono arrivato durante una bella ballata irlandese suonata dal vivo e il clima era divertente e rilassato.

Il teatro e palco del Jameson Village, i gruppi che si sono alternati sono stati grandiosi

Attorno a me il villaggio irlandese con tanto di teatro (il palco), un tribunale (l’area vip), l’officina con le moto in mostra, il negozio di tatuaggi con le belle serigrafie su bottiglia Jameson fatte da celebri tatuatori italiani, il comune in cui si può addirittura sposare (ma non divorziare) e l’università dove conseguire una laurea in Jameson (si vocifera che quest’uomo abbia proclamato dottori 500 persone)

La Jameson Università

Cosa manca? I bar. E i whisky bar presenti erano parecchi, ve lo posso assicurare. Un’unica drinklist con 5 cocktail naturalmente a base Jameson che da buon whiskey irlandese è adatto alla miscelazione e ben si sposa soprattutto con lo zenzero, ginger ale e ginger beer. E’ buono anche da solo con la sua tripla distillazione e l’affinamento in botti di bourbon e sherry, io ho scelto di sorseggiarlo in una sorta di Mule in cui l’anima del Jameson era ben valorizzata nonostante il delirio di persone assetate gestite (devo dire benissimo) dal team dei bartender.

Il Jameson si sposa perfettamente con zenzero e lime

A fine serata con la pioggia ancora copiosa e il mio whisky&soda in mano ho camminato tutto contento verso l’uscita, con una voglia di Irlanda in corpo che non potete immaginare. La musica che suonava dal palco e i sorsi di Jameson sarebbe bello viverli a Dublino per un compleanno alternativo. Per il momento mi sono goduto appieno il Jameson Village e con me altre 14.999 persone in una serata da ricordare e ripetere. E col pensiero che Milano ha tanto, tanto bisogno di eventi simili.

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