Fundeghera 1939: tutta la bontà del vermouth artigianale che nasce a due passi da Milano

In Le Bottiglie by Paolo VercellisLeave a Comment

*articolo della redazione reso possibile dal lavoro di Elena Castellani che ringraziamo

Per far capire alle mie compagne di classe del liceo che la fermata Abbiategrasso non sbucava ad Abbiategrasso città e che anzi, i due luoghi erano lontani kilometri ci ho messo diversi mesi. E credo che un buon 10% di milanesi sia ancora convinta di questa cosa.
Io che ho lavorato per un anno a Vigevano so bene dov’è Abbiategrasso: si percorre tutto il Naviglio se si riesce a resistere al fascino sinuoso di una domenica pomeriggio al Mag Cafè seduti ai tavolini con vista Navigli o a quello piacevolmente casalingo dell’Iter seduti su una comoda poltroncina.

Superate queste tentazioni, dicevo, si percorre il Naviglio, meglio se in bicicletta, si attraversano paesini e campi ed eccola là Abbiategrasso: a cavallo tra città e paese con il suo campanile, la piazza del Castello e una bella passeggiata. Oggi sono qui per scoprire un vermouth che ho assaggiato di recente e che questa sera mi presenteranno. 

La parola vermouth evoca da sempre nella mia mente la Mole, il museo egizio e una seduta in un caffè torinese. La produzione di vermouth che immaginavo fino a qualche anno fa era completamente piemontese (o francese, ma questa è un’altra storia). Eppure quando ho sentito Mattia Vita per questa intervista/racconto mi ha detto “vieni che ti faccio assaggiare il Vermouth di Milano“. 
E che vogliamo fare, gli diciamo di no?

L’appuntamento è al Bar Castello di Pier Strazzeri, un’istituzione da queste parti, ve ne parlerò prestissimo in un articolo dedicato nella nostra sezione dei Bar. La scelta del bar non è casuale, vogliamo far incontrare i prodotti della Fundeghera 1939 con i distillati con cui verranno miscelati in una sede che sia il più possibile locale, esattamente come le botaniche che ritroveremo all’interno della degustazione.

Pier Strazzeri al Bar Castello predispone la degustazione

Qui vicino, a Ossona, Natale Mario a inizio secolo possedeva una drogheria di paese. Era parecchio frequentata un po’ per la bontà dei suoi prodotti, un po’ perchè Natale Mario era una figura ibrida tra droghiere, chimico e divulgatore di gusto. Infatti la domenica apriva la sua bottega agli amici e li usava come felici cavie per testare le sue infusioni e i suoi liquori. Il tutto avveniva alla “fundeghera”, la drogheria in dialetto milanese. 

Come sempre più spesso accade in questa Italia che per una trentina d’anni ha un po’ dimenticato di essere il centro del gusto mondiale e oggi riscopre fieramente le ottime ricette di un tempo,  Giordano Vita, nipote di Natale Mario e suo figlio Mattia hanno eseguito un lavoro di ricerca esemplare riportando in vita le ricette del proprio avo. Dapprima un po’ per gioco, dal 2018 con un’attività imprenditoriale dedicata che sta emergendo proprio in questi mesi sul mercato dei bar, ovviamente cominciando dalla regola “go local” quindi su Milano e provincia.

I prodotti, del tutto artigianali, al momento sono 3 in casa Fundeghera 1939: il Vermut (scritto alla milanese), il Bitter e un particolarissimo liquore al Sambuc con fiori freschi e miele.
Dopo una chiacchierata con Pier, Giordano e Mattia ho capito due cose fondamentali: la prima è che padre e figlio hanno tutte le qualità per riuscire in questa impresa di riscoperta, sono orgogliosi dei loro prodotti ma anche disposti ad ascoltare e migliorare, caratteristica fondamentale per riuscire nel mondo sempre più affollato dei prodotti da miscelazione.
La seconda è che un progetto del genere ha bisogno di una struttura di appoggio che sia forte ma anche aperta alla novità e da questo punto di vista la collaborazione col Bar Castello non poteva che essere vincente.

Noi intanto procediamo alla degustazione partendo dal Vermut, il “vermouth di Milano” come lo chiamano Giordano e Mattia, in una contrapposizione qualitativa col Vermouth di Torino forse scherzosa, forse no.
Si parte con del vino a bassa gradazione per entrare in un processo lento, artigianale, che richiede tutta la pazienza che occorre per estrarre ogni botanica in modo separato a seconda delle sue proprietà.
Il colore è ambrato, quasi color nocciola. Al naso trovo profumi intensi di cannella e arancia anche se la dolcezza non domina, la base vinosa è pienamente percepibile. Al gusto la complessità aumenta inserendo sentori di noce moscata e coriandolo. Quindi, la parte amaricante ed erbacea. Percepibili china e rabarbaro su tutte le erbe presenti. 
Si tratta di un ottimo vermouth che va ad inserirsi nel panorama dei nuovi vermouth italiani emergenti di cui parleremo nel prossimo articolo. Sicuramente adatto alla miscelazione, resta secondo me un prodotto, data la sua eccezionalità, da degustare liscio con ghiaccio e scorzetta di limone. Io l’ho provato all’interno di un Martinez per apprezzarne il gusto non miscelato con il Bitter, lavora benissimo anche nel Negroni e in altre preparazioni.

Per un Negroni o un Americano è perfetto!

Quando si dice “Negroni” si dice Bitter, ecco quindi che per il secondo assaggio optiamo per il Natale Mario Bitter della Fundeghera 1939.  Anche qui le parole d’ordine sono artigianalità, qualità e soprattutto tempo. Quello necessario ad estrarre tutti gli aromi dalle numerose botaniche presenti in soluzione idroalcolica e quindi unirli in un prodotto unico. 
Il colore è scuro, quasi di foglie secche o sottobosco. Il gioco di naso e palato è tutto basato sui contrasti e sugli incontri tra botaniche agrumate ed erbacee. Troviamo china e rabarbaro che ci ricordano il Vermut appena assaggiato, camomilla, genziana, chinotto, cedro e il bergamotto che arriva dalla Calabria attraverso un lavoro di collaborazione con altre aziende artigianali. Il profumo è arricchito dai fiori di sambuco che ci porteranno idealmente e praticamente all’assaggio dell’ultimo prodotto della gamma. 
Natale Mario Bitter è amaro il giusto, parecchio aromatico e ideale in tutte le preparazioni che prevedano dei bitter che diano una parte amaricante intensa ma anche molti profumi di terra e freschi. 

Il Vermouth e il Bitter nelle loro bottiglie e uno degli innumerevoli drinketti di Pier

Mi colpisce molto il packaging delle bottiglie, per un prodotto nuovissimo e che ancora non ha visto molto mercato si è scelta un’etichetta davvero accattivante che secondo me richiama subito l’artigianalità del prodotto con quel giusto richiamo ai “bei tempi andati”.

Packaging che ritroviamo anche nell’ultima bottiglia: il Sambuc. Prodotto a cui Giordano e Mattia tengono molto e ultimo arrivato in questo esperimento o ricerca che padre e figlio hanno condotto sulle tracce del nonno. 
Lo sciroppo di sambuco una volta veniva utilizzato, miscelato con acqua o vino, come bibita dei giorni di festa data la sua dolcezza e freschezza. Oggi il Sambuc mantiene le stesse caratteristiche ma diventa un liquore. La raccolta dei piccoli fiori bianchi del sambuco (stagionale, a maggio) avviene nei campi dietro la Fundeghera e il sapore viene estratto con infusione vinosa e idroalcolica. La vera nota “ricca” però è quella fornita dal miele che cambia il prodotto rispetto ad un classico liquore al sambuco arricchendolo con note amarognole e con il classico profumo del miele. Il colore già naturalmente dorato dei prodotti a base di sambuco è ancora più accentuato dalla presenza del miele.

Il Sambuc in uno dei suoi mille utilizzi

Non amo particolarmente i liquori così dolci e preferisco il prodotto in miscelazione. Dall’ormai classico Hugo fino alla valorizzazione di un Martini qui l’unico limite è la fantasia del bartender e devo dire che Pier ne ha parecchia.

E qui purtroppo giungo alla fine della mia degustazione e scoperta dei prodotti della Fundeghera 1939. Con l’arrivo sempre più massiccio del concetto di “mangiare locale” credo che nei prossimi anni si assisterà al consolidamento della cultura del “bere locale” e non soltanto sul vino. Sono molto curioso di ritrovare i prodotti assaggiati ad Abbiategrasso nelle bottigliere milanesi e vedere come sapranno cavarsela i bartender, per ora io mi godo le serate al Bar Castello dove le scorte sono (quasi) infinite. 

Esperimenti come quello condotto da Giordano e Mattia Vita sono esempi di artigianalità e passione che mi auguro di vedere sempre più spesso in Italia, anche perchè ricordiamolo: il vermouth l’abbiamo inventato noi ed è uno dei grandi motivi d’orgoglio della cultura enogastronomica del Paese.

Andate a trovarli e a scambiare due chiacchiere con loro, tornerete felici e ispirati dalla magia ancora presente di nonno Natale Mario, alchimista d’altri tempi. Qui il link per mettersi in contatto con Giordano e Mattia, fateci sapere!

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