Mezcal Old Fashioned - Pinch

Sono tornato al Bar. Ecco come l’ho (ri)trovato

In I Bar by Paolo VercellisLeave a Comment

Siamo ormai al quinto giorno trascorso dal fatidico 18 maggio: la data che ha finalmente permesso la riapertura di negozi, bar e ristoranti in Italia.
Hanno riaperto tutti? Assolutamente no e per qualcuno l’incertezza è fortemente legata a norme che sono, per usare un eufemismo, poco chiare.
Per altri la decisione di tenere ancora chiuso è invece correlata a un discorso di sicurezza per sè stessi e per i propri clienti: il momento è di grande delicatezza e nessuno di noi ha voglia di stare a casa altre tre settimane con la polmonite o rischiare di contagiare i nostri cari.
Per altri ancora è terribilmente complicato interrompere la Cassa Integrazione dei propri dipendenti con il dubbio di una nuova chiusura o di consumi non così elevati.

Durante questa settimana ho visitato parecchi bar a Milano e cerco di raccontarvi al meglio quello che ho visto e alcune considerazioni su questa primissima riapertura (a cui si spera faccia seguito un’apertura generalizzata più serena quando si potrà).
Non posso e non riesco a descrivere a parole cosa sia significato il primo Daiquiri bevuto in un bar dopo due mesi. Però posso dirvi dov’ero: al Mag Cafè che è stata la mia personale ripartenza.
Ho vissuto una cena meravigliosa da Carico Milano, un locale pazzesco che dovreste visitare e che vi racconteremo presto.
Mattia ci ha regalato un’emozione provata davvero poche volte facendoci esplorare il Camparino in Galleria, la sua Storia e i suoi segreti.
Insomma, un po’ di cose le abbiamo fatte direi e ce n’era un gran bisogno e una gran voglia.

Gibson - Carico Milano

Il Gibson di Carico Milano è stratosferico

Il rispetto delle regole

I locali milanesi da quello che ho potuto vedere si sono fatti trovare pronti. Hanno diradato i tavoli, sia quelli interni che quelli esterni, hanno fornito mascherine a tutto il personale e hanno riaperto decisamente in sicurezza.
L’aperitivo viene servito in monoporzione per ogni cliente, qualcuno sigilla addirittura la monoporzione. Per i drink non è cambiato molto e ho ritrovato il servizio esattamente come l’avevo lasciato. Il menu è quasi ovunque riportato con il QR Code e devo dire che con qualsiasi smartphone la lettura è molto comoda, veloce e non richiede app.

Una volta entrati nel locale viene misurata la temperatura, ci si mette rigorosamente seduti (di solito in massimo due o tre per tavolo) e solo a quel punto si può togliere la mascherina.
Se si va in bagno, ad un altro tavolo per salutare qualcuno o in generale se ci si alza bisogna indossarla nuovamente. Le sedute di tutti i locali in cui sono stato erano ad almeno un metro di distanza l’una dall’altra.
In due locali milanesi (su circa 15 visitati) richiedono di lasciare i propri dati compilando un modulo che riporta nome, cognome, numero di telefono e temperatura corporea al momento dell’ingresso nel bar.
In generale quanto riportato è valso per tutti i locali visitati senza eccezioni: stanno rispettando le regole.

La percezione dei clienti AKA Educare ma non sgridare

Noi, i clienti, siamo tornati al Bar. Ci è mancato parecchio, ci sono mancati il chiacchiericcio, le nuove persone da conoscere, il tintinnio dei bar spoon e degli shaker, ci è mancato tutto.
Siamo tutti abbastanza frastornati: tutto è nuovo e tutto è molto ma molto strano. C’è chi la mascherina la tiene a prescindere e si concede un sorso sollevandola leggermente, c’è chi va al Bar praticamente solo per poterla togliere.
In generale il percepito è un po’ di paura e un po’ di gusto di vedere questo strano modo di frequentare i posti che amiamo.
All’interno dei 15 locali che ho avuto il piacere di frequentare ho visto sicuramente meno persone del solito, direi un buon 60-70% in meno, dato compensato dal fatto che le persone frequentano il Bar dalle tre di pomeriggio fino alla chiusura con un flusso costante.

I clienti sono bombardati di messaggi terrorizzanti da parte di alcuni media, hanno avuto paura e probabilmente ce l’hanno ancora e per questo credo che vadano accompagnati in questa strana normalità.
Quasi tutti preferiscono stare all’esterno e si vive una strana situazione per cui noi regulars ci sediamo all’interno del locale perchè ci sono mancati bancone e ambiente mentre il resto del pubblico si accomoda nei dehors.
Alcuni non capiscono le regole, le contestano o semplicemente non le rispettano alzandosi a sproposito senza mascherina. Devo dire che sono molto pochi e quasi tutti cercano di supportare e rispettare i cocktail bar.
Capisco bene il nervosismo e la tensione di questi mesi e ci ha accomunati tutti ma davvero, l’ultima cosa di cui c’è bisogno è di sgridare ed essere sgridati: le nuove norme richiedono attenzione da parte di tutti ma anche tanta pazienza. (Anche se avete voglia di strozzare fortissimo quello che viaggia tra tutti i tavoli del locale salutando tutti senza mascherina).

Il Martini al Drinc

Il Martini del Drinc. Riabbracciare con lo sguardo i miei amici è stato incredibile.

I consumi di questi giorni: no feature sì Ginto

Ma cosa stanno bevendo i clienti dopo 70 giorni di quarantena? Da quello che ho visto c’è una grande voglia di normalità anche nella bevuta. Alle persone sono mancati i Gin Tonic, i Negroni, il vino visto che non tutti hanno preparato drinketti a casa e hanno mantenuto allenati i propri fegati (ops!). 
Ecco quindi un grande consumo di sodati, di Spritz, birrette, vino. Fa molto caldo a Milano e come detto si sta parecchio all’esterno quindi le persone preferiscono drink comodi, lunghi e conosciuti.
E poi naturalmente ci sono i regulars con i loro Manhattan, i loro Tommy’s Margarita, i loro Martini. Li abbiamo ritrovati ed è scesa la lacrimuccia.
In generale in questa settimana abbiamo tutti abbandonato i feature drink dei locali: al pubblico è mancato l’aperitivo e ai bevitori incalliti, bè, mancava semplicemente il Bar con un bel classico da sorseggiare.

Il supporto tra i Bar e quello dell’Industry

Mai come durante questa quarantena si sono creati e saldati rapporti tra esseri umani. Si sono creati attraverso la cultura, la tecnologia, le dirette che ogni giorno ci hanno insegnato qualcosa. E il mondo del Bar, che ne uscirà martoriato, ha però scoperto di avere delle persone fantastiche al suo interno.
A Milano grazie a Shane Eaton di Questamiamilano si è creato un importante movimento di supporto ai locali che si è allargato sempre di più e che durante l’intera prima settimana ha supportato in modo concreto i locali visitandoli.
Shane ci ha riuniti ma la cosa bella è che il movimento è fluido, composto da tante anime diverse che appartengono al mondo dei siti web e blog di settore, a quello dei bartender e a quello di chiunque ami l’atmosfera del Cocktail Bar.
Nel nostro piccolo stiamo cercando di dare una mano e abbiamo l’immensa fortuna di poterlo fare semplicemente andando al Bar.
In questi giorni i locali erano pieni (nei limiti del possibile) di bartender e persone che lavorano al Bar. Tutti hanno una gran voglia di parlarsi, di capire cosa succede e di ripartire.
Sicuramente occorrerà, ma sono certo che ci sarà, anche il supporto da parte delle Aziende legate al settore e di tutto il Mondo che gravita attorno al Bar e agli Eventi dedicati.

Il primo Daiquiri

Il primo Daiquiri con Agricole al Mag. Lacrime di gioia.

Il grande dubbio del drink da passeggio

Il mio grande, grandissimo dubbio personale è sull’esterno dei locali inteso non come dehors ma spazio antistante al locale. Ho vissuto un’unica situazione in cui non mi sono sentito del tutto sicuro per la grande mole di persone che stazionavano all’esterno senza mascherina. Credo che consegnando il drink occorra comunicare al cliente le normative vigenti o semplicemente il danno che il suo assembramento con altre persone potrebbe comportare per il locale stesso e per tutti noi.
C’è tanta, tantissima voglia di socialità e di normalità ma nello stesso tempo sappiamo bene che il settore è sempre nell’occhio del ciclone e che tutti i cocktail bar hanno almeno un vicino che desidera da sempre la loro chiusura.
E’ un Paese per Vecchi e lo sappiamo bene, proprio per questo occorre grande attenzione da parte di tutti, anche quando si sono bevuti sei drink di troppo. Non vorremo mica tornare a bere su quel tremendo ghiaccio casalingo?

L’informazione – Tu chiamala se vuoi Movida

Arriviamo mercoledì sui Navigli ed eccoli là: appostati come gufi sulla salitina della Darsena a fare foto e video a quella che chiamano “la Movida“. 
Il nuovo trend di alcuni giornalisti milanesi è il Tiro al Passante. Poco importa che i Navigli siano una delle poche passeggiate pedonali milanesi e ohibò, la gente ci cammina. Poco importa che da quel preciso punto sembra sempre che ci siano due milioni di persone visto che è rialzato e visto che esiste la prospettiva. La colpa è sempre e comunque dello Spritz, almeno il giorno dopo le signore chiuse in casa possono prendersela con i Bar e non con (scegliete voi tra Sanità colabrodo, Governo, INPS e altri soggetti della quarantena).

Siamo tutti sotto lo sguardo attentissimo di questo tipo di informazione, volenti o nolenti. Siamo i clienti e siamo i Bar e niente, la colpa è nostra anche se rispettiamo le regole che ci hanno dato.
Possiamo fare un’unica cosa a riguardo: continuare a rispettarle e non dare adito a foto e polemiche che occorrono soltanto a far richiudere i nostri amati Bar.
Quindi cerchiamo di fotografare e fotografarci sempre con la mascherina se non siamo seduti, cerchiamo di non sostare inutilmente davanti ai locali e, se dobbiamo salutare la nostra quaranfidanzata o quarantamica avvistata da lontano, aspettiamo di essere all’esterno o in un tavolo insieme.

Insomma, la situazione è delicata come tutti sappiamo ma direi che Milano si è svegliata bene da questo incubo e in questa settimana ha imparato a rispettare nuove, complicatissime, regole.

Restano amici che lavorano nei bar rimasti senza locali, senza stipendio e senza lavoro. Resta chi al Bar non ci può andare perchè non prende una lira da mesi. Resta chi a Bergamo ha perso due nonni in un mese. Resta il dramma che abbiamo vissuto e di cui ci renderemo conto piano piano.
Dovremo trovare nuovi modi per supportare i locali e le persone che ci lavorano, dovranno farlo le aziende del settore e dovranno farlo i clienti. 

E lo faremo, tutti insieme, perchè piano piano torneremo ad appoggiare quei gomiti al bancone vedendovi sorridere mentre shakerate e a fotografarvi su DrinkUrWay in tutta la vostra meravigliosa bellezza. Ve lo dobbiamo e ce lo dobbiamo.
Non andrà tutto bene e ormai lo abbiamo capito: andrà tutto esattamente come decideremo di farlo andare con la nostra forza e la nostra fantasia. Uniti, adesso più che mai.

Leave a Reply